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TURISMO A ROMA: ARTE E CULTURA
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| Roma: L'irripetibile città, che avvolge e penetra con immagini infinite e stimoli
caleidoscopici, che forse per aver alternato epoche fastose ad altre di decadenza,
sempre rinascendo, fu detta eterna, affastella tesori e memorie, con il fascino
di un paesaggio che pur sopravvive agli attacchi dell'epoca moderna.
http://www.romaturismo.it/ |
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| La Basilica di San Pietro. , costruita sulla Tomba dell'Apostolo, è il cuore della cristianità è uno dei
monumenti più significativi dell'arte e della cultura mondiale. La Basilica, fondata
dall'imperatore Costantino, fu ricostruita a partire dal 1506 per volere di papa
Giulio II su progetto di Bramante, al quale seguirono Raffaello, Baldassarre Peruzzi,
Antonio da Sangallo il Giovane, Michelangelo (che progettò la grandiosa cupola),
Giacomo della Porta, Domenico Fonatana e Carlo Maderno, che realizzò la facciata.
La Basilica fu poi consacrata da Urbano VIII il 18 novembre 1626. La chiesa si
affaccia sulla spettacolare piazza, realizzata da Gian Lorenzo Bernini, circondata
dal grande colonnato, con al centro due fontane e un obelisco egiziano. Tra i
molti tesori della basilica, alcuni erano contenuti nella vecchia basilica, come
la tomba d'Innocenzo VIII del fiorentino Pollaiolo, la bronzea statua di San Pietro,
opera d'Arnolfo di Cambio, il cui piede é consunto per i baci dei fadeli, la giovanile
Pietà di Michelangelo, di rara perfezione formale e calore di sentimento. Ancora,
da ricordare, vedere l'imponente baldacchino e la cattedra di San Pietro, ambedue
del Bernini, la tomba di Clemente XIII di Canova e la porta eseguita dall'artista
contemporaneo Giacomo Manzù per il Papa Giovanni XXIII.
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| La Pinacoteca Vaticana: Fulcro dei musei e delle gallerie del Vaticano, il notevolissimo patrimonio
della Pinacoteca comprende alcuni nuclei fondamentali di opere. Tra i più importanti,
quello costituito dai dipinti un tempo appartenuti alla pinacoteca di Pio VI,
eletto papa nel 1775, tra cui spiccano alcuni capolavori assoluti della pittura
del Seicento come Il martirio di Sant'Erasmo di Nicolas Poussin. Alcuni di questi
dipinti furono trasferiti qui dal Palazzo del Quirinale, o recuperati dallo scultore
Antonio Canova, ai primi dell'Ottocento, a Parigi, dove erano stati trafugati
al tempo della Rivoluzione francese. Un altro nucleo comprende dipinti recuperati
nelle chiese di Roma e dello Stato Pontificio, quali la Trasfigurazione, ultima
opera del sommo Raffaello, un tempo nella basilica di San Pietro in Montorio,
e la solenne Deposizione del Caravaggio. Nel corso del Novecento, la collezione
della Pinacoteca è stata notevolmente arricchita da donazioni ed acquisizioni:
tra quest'ultime, quella di quattordici frammenti degli affreschi eseguiti da
Melozzo da Forlì, negli ultimi decenni del XV secolo, nell'abside della chiesa
dei Santi Apostoli, tra i quali si distinguono alcuni Angeli musicanti di piena
bellezza rinascimentale. |
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| Il Pantheon è probabilmente il tempio meglio conservato in Roma. La costruzione si deve
al genero dell'imperatore Augusto, Marco Agrippa, che nel 27 a.C. lo dedicò a
tutti gli Dei, ma l'aspetto attuale dell'edificio è dovuto alla ristrutturazione
voluta da Adriano tra il 118 e il 125 d.C.. Il portico era arricchito da grandi
porte e decorazioni in bronzo, che si conservarono fino al XVII sec., quando papa
Urbano VIII Barberini li fece fondere per costruire il baldacchino di San Pietro.
L'accaduto fu commentato in città da un sonetto anonimo: Quod non fecerunt barbari
fecerunt Barberini. In seguito il Pantheon fu più volte restaurato, ed oggi si
presenta come chiesa, ove sono sepolti alcuni re d'Italia e alcuni grandi artisti,
tra i quali Raffaello. La grande cupola è la più vasta che si sia conservata dall'antichità,
costruita con un'unica gettata di calcestruzzo entro un'impalcatura lignea, dalla
bellissima ed equilibrata decorazione a cassettoni. |
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Il Colosseo: Fino al 70 d.C. Roma non ebbe un anfiteatro in muratura, e i cruenti giochi
dei gladiatori, spettacolo tra i preferiti dai romani, si svolgevano prima nel
Foro, e poi in anfiteatri di legno. Fu Vespasiano, nel 72 d.C., a iniziare la
costruzione del più grande anfiteatro del mondo conosciuto, in seguito completato
da suo figlio Tito, poi detto Colosseo (da colosso) a causa della vicina, enorme
statua dorata raffigurante Nerone. L'edificio era caratterizzato da una grande
complessità progettuale, che permetteva non solo un afflusso regolare e comodo
di circa 80.000 spettatori, ma soprattutto lo svolgimento di spettacoli grandiosi.
A questo fine, sotto l'arena si stendeva una rete di cunicoli e gallerie per la
conservazione dei materiali scenici e la loro messa in opera con azioni improvvise
e spettacolari. Una galleria collegava l'anfiteatro con la vicina caserma dei
gladiatori, i principali protagonisti dei giochi, che alla loro entrata nell'arena
salutavano l'imperatore con la celebre frase: "Ave Caesar! Morituri te salutant!".
I giochi di inaugurazione del Colosseo, durante i quali furono uccisi circa 5.000
animali feroci, durarono cento giorni. Nel V secolo furono proibiti gli spettacoli
cruenti, ed iniziò la decadenza dell'edificio, ormai abbandonato, che di lì a
poco sarebbe diventato cava di materiale da costruzione per i palazzi e le chiese
di Roma. Solo nel '700 ne venne imposta la preservazione, perché fu ritenuto luogo
di supplizio dei primi cristiani.
Il Colosseo |
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Il Casino Massimo Ultimo lavoro collettivo dei pittori tedesci cosiddetti "nazareni" a Roma, gli
affreschi della casa-giardino presso il Laterano del marchese Massimo sono anche
la loro opera più significativa e alla quale attesero tra il 1822 e il 1827. L'idea
iniziale era scaturita dal proposito di decorare le tre stanze di questa villa
con un programma iconografico che narrasse l'epopea della poesia italiana attraverso
le figure di Dante, Tasso ed Ariosto. A Cornelius venne riservata la sala più
impegnativa, quella dedicata a Dante, ma il pittore non condusse a termine la
decorazione degli otto scomparti delle pareti che venne ultimata dal più giovane
Joseph Koch: mentre ghirlande e festoni a mò di cornice tra le varie scene vennero
dipinte da Franz Horny. Ad Overbeck toccò la stanza del Tasso, immortalato attraverso
l'illustrazione degli episodi più celebri della Gelusalemme liberata. La stanza
più ampia, dedicata all'Ariosto e all'Orlando furioso, venne infine approntata
dal più giovane dei nazareni, Julius Schnorr von Carolsfeld. . |
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| TURISMO A ROMA: ARTE E CULTURA |
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